AS Roma - La Storia

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AS Roma
La storia GialloRossa, i suoi presidenti e i suoi allenatori


La Storia
Agli inizi degli anni venti, con grande soddisfazione degli sportivi romani, attraverso la fusione fra le tre società sportive romane la Fortitudo, presieduta dal marchese Sacchetti; Roman, presieduta da Vittorio Scialoja e Alba, presieduta dall'on. Igliori, nasce l'Associazione Sportiva Roma. A firmare l'atto costitutivo, il 22 luglio del 1927, nei locali del civico 35 di via degli Uffici del Vicario, è l'On. Italo Foschi, che già da molti mesi nelle riunioni con i presidenti delle altre tre società, proponeva l'idea di riunire gli sportivi Romani intorno ad una grande squadra che potesse contrapporsi alle squadre del nord e alla Lazio di Fortunato Ballerini che, nata come Società podistica nel 1900, inaugurò la sezione calcio nel 1910.

Lo stesso Italo Foschi ne assume la presidenza, mentre la presidenza onoraria fu offerta a Umberto Guglielmotti, lo stemma sarà la lupa capitolina e i colori sociali, in cui si riconosceranno i tifosi, saranno quelli del gonfalone del Campidoglio: il giallo e il rosso. Colori che i dirigenti della Lazio avevano snobbato, infatuati, agli albori del secolo, del mito greco di Olimpia. Avevano scelto quelli della bandiera greca, con una decisione probabilmente incomprensibile alle masse, che accorsero subito al richiamo di Roma e dei vessilli capitolini. E questo forse serve a spiegare perché la Roma fu subito visceralmente popolare, cara alla gente dei vecchi rioni e del suburbio. Restava da definire la squadra. La commissione tecnica allora guidata dall'avvocato Piero Crostarosa, ingaggia, con uno stipendio mensile di Lit. 30.000, i giocatori migliori delle tre squadre preesistenti. Della formazione dell'Alba, il cui campo era nell'attuale Piazza Melozzo da Forlì, furono scelti: Ballante, Angelo Bianchi, il terzino Corbyons, Chini, Degni, Fasanelli, Mattei, Rovida, Ziroli e Celestini. Dalla Fortitudo, che giocava alla Madonna del Riposo, furono ingaggiati: Bramante, Antonio Bianchi, Cappa, Canestrelli, De Micheli, Ferraris IV, il biondino di Borgo Pio campione mondiale nel '34, Preti, il portiere Rapetti, Scocco, Scardola, Sbrana, Zamporlini. Infine, dal Roman, la prima società di calcio costituita a Roma (1901): Giorgio Carpi, l'unico giocatore che non volle mai essere pagato, Bossi, Fosso, Isnaldi e Maddaluno. Come allenatore fu scelto il tecnico inglese William Garbutt, in carica dal '27 al '29, mentre Angelino - il massaggiatore Angelo Cerretti - fu testimone delle vicende romaniste per oltre quarant'anni. L'entusiasmo e il calore con cui i tifosi avrebbero sostenuto la Roma fu subito testimoniato nell'amichevole con gli Ungheresi della Ujpest, disputata il 18 luglio '27, al Motovelodromo Appio. Il 25 settembre inizia il campionato. La squadra giallorossa esordisce con un 2-0 contro il Livorno. La formazione: il capitano Ferraris IV, Rapetti, Mattei, Corbyons, Degni, Rovida, Ziroli, autore del primo goal del campionato, l'ungherese Bussich, Cappa, Fasanelli, che segna il secondo goal, Chini. In questo campionato, la Roma si piazzerà all'ottavo posto con diciotto punti. L'anno successivo, battendo il Modena in finale, la Roma conquista la Coppa CONI, antenata della Coppa Italia. Sacerdoti subentra ad Italo Foschi nella presidenza della società. Gli anni '29 e '30 sono anni di grandi avvenimenti per la Roma e per il calcio italiano. Il campionato è ora a girone unico, la Roma sostituisce l'allenatore Garbutt con Baccani e, successivamente, con Burgess. Alla quinta partita di campionato, la Roma inaugura il suo stadio, il mitico Testaccio, che per dieci anni fu simbolo del carattere della squadra e dei suoi tifosi. Il '29 fu anche l'anno del primo Derby di campionato. Sarà, infatti, solo nel dicembre di quell'anno, che si affronteranno le due Società calcistiche capitoline. La Roma vincerà per 1-0 con un gol di sciabbolone Volk. Ancora, nel girone di ritorno il Testaccio ospiterà la vittoria della Roma sulla Lazio, gol di Bernardini, Volk e Chini.



I Presidenti

Nella sua storia ben 18 presidenti che si sono succeduti alla guida della società giallorossa.
Il primo fu Italo Foschi che però già l’anno successivo alla fondazione, per impegni parlamentari, decise di consegnare la società nelle mani di Renato Sacerdoti, uomo che ricoprì un ruolo di primo piano nella storia della società giallorossa. La sua presidenza fu la più lunga della storia della Roma, con alti e bassi, ritiri e clamorosi rientri. A Sacerdoti, verso la fine degli anni Trenta, successe prima Scialoja e poi Betti, presidenti che prepararono il terreno per la scalata al primo scudetto giallorosso, giunto nel 1942 sotto la presidenza di Bazzini. Il 18 novembre 1944, quando la seconda guerra mondiale era ancora in corso l’Assemblea dei soci nominò l’on. Baldassarre, che rimase al comando della Roma per i quattro anni successivi e che si impegnò particolarmente per assicurare in qualche modo la continuità dell’attività calcistica a Roma.

All’on. Baldassarre subentrò Pier Carlo Restagno che guidò la società per due anni per poi riconsegnarla nella mani di Renato Sacerdoti, pronto ad altri sei anni di passionale presidenza.
Dopo di lui tocco ad Anacleto Gianni, e successivamente a Marini Dettina ed, infine, ad Evangelisti.
Dopo una sola stagione da presidente di Francesco Ranucci, arrivò Alvaro Marchini, il quale passò alla storia per i suoi continui litigi con il mago Helenio Herrera. Marchini decise di dimettersi quando, a seguito della cessione alla Juventus dei tre gioielli giallorossi Capello, Spinosi e Landini, incominciarono furiose contestazioni da parte della tifoseria giallorossa. Seguirono gli otto anni di presidenza di Gaetano Anzalone, durante i quali la società non riuscì ad ottenere risultati soddisfacenti. Agli inizi degli anni Ottanta la guida della società giallorossa passa nelle mani di Dino Viola che riesce a risollevare l’immagine della società ed a conquistare il secondo scudetto.
Dopo la sua scomparsa, nel gennaio del 1991, seguirono due anni di gestione Ciarrapico nella quale la società conobbe uno dei periodi più neri dal punto di vista economico-finanziario. A lui fece seguito la gestione momentanea della coppia Sensi-Mezzaroma. Durante la stagione 1993-’94 Francesco Sensi rileva la maggioranza delle quote e diventa così il diciottesimo presidente della storia giallorossa. A lui va riconosciuto il grande merito, tra alti e bassi sportivi, lotte al Palazzo, squalifiche e diffide, anche a discapito della sua salute, di non aver mai mollato la Roma e anzi, di avere vinto il terzo scudetto della storia giallorossa.



Gli Allenatori

Molto lunga è la lista di allenatori che si sono alternati nel tempo sulla panchina della Roma, tanto da poterla considerare una delle più roventi del calcio italiano. Spesso ci si è affidati ad allenatori stranieri, a cominciare dal primo, l’inglese William Garbutt che Italo Foschi volle a tutti i costi, strappandolo al Genoa dove aveva appena conquistato un tricolore. Successivamente Burgess, Baar e Kovacs fino ad arrivare al campionato 1933-’34 nel quale la panchina fu affidata a Luigi Barbesino, primo allenatore italiano a sedersi sulla panchina giallorossa dove rimase per ben quattro campionati ottenendo discreti risultati. Con il cambio della presidenza da Sacerdoti a Betti, arrivò Guido Ara e successivamente l’ungherese Schaffer, il tecnico che regalò alla Roma nella stagione 41-42, il primo scudetto.
Con gli anni Cinquanta iniziano i momenti più critici per la Roma che arrivò, infatti, a cambiare addirittura tre allenatori nella stessa stagione. Negli anni Sessanta e Settanta arrivarono i cosiddetti maghi del pallone, Pugliese ed Herrera, per giungere poi al lungo periodo dello svedese Nils Liedholm (il Barone), che ha guidato la squadra per ben undici campionati suddivisi in tre diversi periodi, vincendo nella stagione 82-83 il secondo scudetto della storia giallorossa.
Dopo Liddas, sotto la presidenza Viola, toccò ad un altro svedese Sven Goran Eriksson, fautore del gioco a zona con pressing, profondo conoscitore dei sistemi di preparazione fisica. Con lui la Roma espresse il miglior calcio degli ultimi decenni, un gioco spettacolare e vincente che portò la squadra giallorossa ad essere protagonista del campionato ‘85-’86 che resterà per sempre nella memoria dei tifosi. Dopo una splendida rimonta nei confronti della Juve, la Roma fallì l’aggancio perdendo, incredibilmente, la gara interna contro il Lecce. Nello stesso anno conquistò la sua sesta Coppa Italia. Dopo Eriksson toccò a Gigi Radice, che nonostante un ottimo rapporto con le tifoserie non riuscì ad ottenere soddisfacenti risultati. Dopo solo un anno Viola affidò la panchina ad Ottavio Bianchi. Con lui la Roma vince la sua settima Coppa Italia e sfiora il successo in Coppa Uefa. Il cambio al vertice della società porta sulla panchina giallorossa Vujadin Boskov e successivamente Carlo Mazzone, l'argentino Carlos Bianchi e il boemo Zdenek Zeman.
La Roma per 5 anni (dalla stagione 1999-2000 a quella 2003-2004) è stata guidata da Fabio Capello, allenatore con cui si è tornati a vincere: il terzo scudetto nella stagione 2000-2001 e la Supercoppa Italiana l'anno dopo. La sua permanenza a Roma segnata da alti e bassi, dovuti alla mancanza di continuità nei risultati, vuoi per la disabitudine dell'ambiente giallorosso a vincere, vuoi per molte sue scelte sbagliate (a nostro parere). La sua fuga improvvisa da Roma (sembra sia andato via in piena notte) ha suscitato l'ira dei tifosi giallorossi che non gli hanno perdonato il tradimento compiuto andando ad allenare l'odiata juventus. Soprattutto in virtù di quanto è andato dichiarando in molteplici occasioni, polemizzando contro decisioni arbitrali, o contro il palazzo, oppure quando escludeva categoricamente un suo eventuale impiego in bianconero.

Il 29 maggio 2004, due giorni dopo il clamoroso addio di Capello, la Roma ingaggia Cesare Prandelli, allenatore già affermato, ma grande rivelazione dell'anno precedente, quando tra mille difficoltà societarie, (economiche e di organico), riusciva a portare il Parma al quinto posto in campionato (ad un solo punto dall'Inter, quarta).
La piazza romana accetta subito il nuovo allenatore, del quale si intuiscono doti umane e tecniche di grande livello. Una persona che si fa subito amare ed apprezzare da dirigenti, giocatori e tifoseria. Purtroppo, a causa di gravi problemi familiari, il 27 agosto, a preparazione non ancora conclusa, Prandelli si dimette.
La Roma, anche se spiazzata dall'inaspettata situazione, riesce a pescare dal cilindro l'unico allenatore disponibile sulla piazza mondiale, che potesse non far rimpiangere Prandelli: Rudy Voeller, il tedesco che vola! L'indimenticato centravanti della Roma ed ex commissario tecnico della Germania, dal 30 agosto è il nuovo allenatore della Roma. In bocca al lupo Rudy!

Niente da fare. Questa stagione non può certo dirsi fortunata per la Roma.
Rudy Voeller, si dimette dopo un mese, alla seconda sconfitta in campionato, a Bologna. Una decisione che ci ha fatto (ai tifosi e a lui) soffrire, ma gli va dato merito di non aver atteso (e perso) ulteriore tempo.
La squadra, viene data all'allenatore in seconda Sella, il quale la guida nella difficile trasferta di Madrid, contro il Real, in Champions League.

Il giorno dopo, 29 Settembre 2004, la Roma annuncia il nuovo allenatore: Luigi Delneri. Friulano, anche lui come Capello, ma con altre idee sul gioco da far proporre alla sua squadra. Ex allenatore del Chievo di Verona, la neopromossa con la quale ha stupito l'Italia negli ultimi anni.
Negli ultimi 5 mesi, la Roma ha cambiato 4 allenatori. Speriamo sia quello giusto.

14 marzo 2005. Nemmeno Delneri riesce nell'impresa di allenare questa Roma e si dimette.
La Roma annuncia un nuovo (il quinto quest'anno) allenatore: Bruno Conti. Il Campione del Mondo 1982 e Campione d'Italia con la Roma nel 1983, un uomo vero e soprattutto, amato e rispettato da tutti, sembra proprio l'uomo giusto per ricompattare un ambiente che appare sfiduciato e tentare di salvare la stagione.
L'esordio di Brunetto è in Coppa Italia con la Fiorentina, la Roma vince ai rigori e approda in semifinale.
Il campionato 2004-2005 si chiude con una salvezza a 3 punti dalla terzultima (anche se a dire il vero ci sono altre 9 squadre, lazie compresa, tra noi e la serie B) e con la finale di Coppa Italia persa contro l'Inter.

Luglio 2005. Dopo una serie di ipotesi sul successore di Bruno Conti, che vedevano diversi allenatori in lizza per la panchina giallorossa, alla fine la società sceglie Luciano Spalletti da Certaldo. Il primo sponsor del nuovo allenatore sembra sia stato proprio Conti. Il successore, di fatto, Brunetto se l'è voluto scegliere di persona, rimasto forse piacevolmente impressionato da Spalletti, dal punto di vista tecnico e da quello umano.
Il colpo di fulmine potrebbe esserci stato in occasione della doppia sfida in semifinale di Coppa Italia, tra Roma e Udinese, quando i due si sono trovati di fronte come avversari.

La situazione che Spalletti trova, arrivando a Roma, è decisamente grave. Un ambiente sfiduciato e un parco giocatori buono sulla carta, ma completamente da rimotivare. Una squadra reduce da un'annata disastrosa e da ricostruire completamente sia nel fisico che nello spirito.
Il nuovo tecnico, a differenza di qualche predecessore, non fa proclami, ma detta subito le regole. Le sue prime parole alla presentazione, lasciano intravedere un uomo dal carattere forte e deciso, che non promette subito vittorie, scudetti o coppe, ma vuole innanzitutto riportare normalità in un ambiente che ha vissuto di confusione e di eccessi e che di regole probabilmente non aveva mai sentito parlare...

Il nuovo credo e la filosofia del lavoro vengono subito recepiti dalla squadra vogliosa di riscatto, che reagisce bene e si impegna, nonostante venga da un anno (volendo essere buoni) di non lavoro...
I frutti della nuova filosofia e del lavoro (sul campo e fuori) si vedono subito. Mentalità, spirito di sacrificio, unità di squadra e di intenti, amicizia, goliardia... insomma finalmente si vede il gruppo, quello che in tanti anni (perlomeno negli ultimi) non si riusciva a vedere qui.

Il primo anno della Roma di Spalletti verrà ricordato per le 11 vittorie consecutive in serie A. Il record (10 vittorie) che solo 3 squadre erano riuscite ad ottenere nella storia del campionato, l'ultima fu il Bologna nel lontano 1964 e prima di lei solo Juventus e Milan, verrà battuto dall'Inter campione d'italia, l'anno dopo.
Una stagione particolare che verrà ricordata anche per la rincorsa al quarto posto, l'ultimo utile per la qualificazione ai preliminari di Champions League. Obiettivo sfumato sul campo, ma centrato grazie alle sentenze di calciopoli. La classifica finale vede infatti Juve, MIlan e Fiorentina penalizzate, Roma al secondo posto e Inter campione d'ufficio.
L'anno dopo, stagione 2006-2007, che inizia male con la sconfitta nella finale di Supercoppa Italiana a Milano (rocambolesco 3-4 contro l'Inter) ci vede finalmente protagonisti. Bilancio finale: 2° posto in campionato, nelle prime 8 in Champions League e, dulcis in fundo, conquista dell'ottava Coppa Italia .



L'inizio della stagione successiva, a differenza di quella passata, ci vede subito vincitori della Supercoppa.


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