I migliori giochi della mia infanzia

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una delle mie passioni: i ricordi d'infanzia
Lego il Lego: un gioco nuovo ogni giorno! Con il Lego è cresciuta un'intera generazione di piccoli costruttori che sono oggi geometri, architetti e impresari edili. Ricordo che il luogo preferito per tenere le centinaia di blocchetti del Lego erano i fustini rotondi del Dash e/o del Dixan.

il pongo colorato Adica Pongo e il Das: Negli anni '60 Adica Pongo di Firenze produceva due prodotti base per i bambini, venduti in grandi quantità: il pongo colorato, una specie di plastilina plastica modellabile con le mani e difficilmente indurente, prodotta in almeno 6 colori base, e il Das, una specie di argilla grigia venduta in confezioni da 500 grammi color alluminio che seccava in poche ore e poteva poi essere verniciata. Il Das non veniva cotto, tanto che sulla confezione c'era scritto "Das pronto. Secca senza cottura". Quando si era seccato, in genere dopo un giorno, si poteva colorare con le tempere (marca consigliata dalla Adica Pongo: tempere Pitti) e ultimare il lavoro con la vernice trasparente VerniDas. Io era veramente brava con il Das, altri bambini, invece, non riuscivano a combinare alcunché perché, dicevano, si seccava subito, era poco malleabile, o troppo duro o troppo friabile o troppo viscido, però solo in superficie. Del Pongo ricordo la pubblicità con pupazzetti e creazioni in pongo che variavano e si s-formavano a ritmo di musica.

Cristal Ball il Crystal Ball: bolle giganti che non scoppiano! Colorate L. 500 ~ Incolore L. 350 (1970) Quella pasta colorata (suppongo in vinile o roba simile) che si vendeva in tubetti singoli o in kit da 3 colori diversi, insieme ad una cannuccia di plastica sulla cui sommità piatta si metteva un pò di pasta e soffiando si ottenevano dei palloni trasparenti dall'aspetto rilucente (che si appiccicavano dappertutto!). Il gioco è ancora oggi disponibile nei negozi di giocattoli.

il Traforo: Gioco da culto, ancora proposto con successo in questi anni, naturalmente in versione 'evoluta', il traforo consta di un seghetto e da una serie di oggetti di ferramenta per il taglio e la lavorazione del compensato, finalizzato alla costruzione di oggetti in legno bi e tri-dimensionali. Il traforo ha creato un'intera generazione di piccoli artigiani del legno, oggi mobilieri, falegnami, restauratori. Io usavo sempre il trapanino a mano.. e bucavo tutto!! :))) Ora mi è rimasto con la punta rotta!

il gioco dell' Elastico: Per giocare al gioco dell'elastico bisognava per prima cosa depredare la mamma dell'elastico che usava per riparare le mutande (si riparavano, si riparavano!) lungo circa 2 metri e mezzo e alto almeno 1 cm. Poi bisognava essere almeno in tre. Due dei giocatori tenevano teso l'elastico con le caviglie e uno dei giocatori saltava l'elastico con mosse e movimenti codificati senza mai toccare l'elastico. Si cominciava con l'elastico tenuto alle caviglie e a gambe aperte e, man mano che si faceva tutta la serie di salti senza toccare l'elastico, si aumentava la difficoltà alzando l'elastico. Se il salto era sbagliato o se si schiacciava l'elastico il giocatore cedeva il posto ad un altro partecipante. Quando l'elastico era basso si doveva saltare con un piede in mezzo e uno esterno, su tutti e due i lati, poi a piedi uniti al centro, poi entrambi i piedi esterni .. senza toccare l'elastico, altrimenti si perdeva il turno. Di ogni figura esistevano poi più livelli corrispondenti all'altezza a cui veniva posto l'elastico: piedi (il più facile!), polpaccio, ginocchio, coscia e persino (solo per i più bravi come me) ascelle e collo. Una volta spostato l'elastico ad ognuna di queste altezze si ricominciava la figura daccapo. Poi si ripartiva dai "piedi" della figura successiva. Alle elementari, assieme alle compagne ci abbiamo semplicemente giocato per anni. Per questo gioco ci si allenava anche a casa facendo tenere l'elastico a due sedie al posto dei compagni di gioco ... Non era proprio la stessa cosa perché le sedie, saltando, era facile che cadessero.

il gioco Un due tre stella!: Dunque, fatta la conta e trovato "il battitore", il gruppo di bambini, si piazza a 10 metri poi gira loro le spalle: attende qualche secondo poi "dichiara e grida" 1-2-3-stella!, girandosi di scatto. Chi viene sorpreso in movimento viene ricacciato in fondo, chi viene pescato due volte è fuori. Naturalmente chi si blocca deve stare immobile fino al momento della ripresa del gioco (il battitore ha tempo fino a tre minuti per riprendere: quindi può fissare, cercare di far ridere le "statue" (senza toccarle !) Chi "crolla è fuori (così è la vita...).

il gioco Nascondino: Noto anche come "Nasconderello" o "Rimpiattino" è un gioco fatto di niente ma col quale ci si divertiva in un modo incredibile. Scelta la cosiddetta "tana" (un tronco d'albero, la porta di una casa, un'automobile, ecc.) si designava chi doveva "stare sotto" tramite la "conta", ossia una filastrocca che si concludeva per lo più con una frase del tipo "tocca a te!". Il prescelto doveva poi contare ad occhi chiusi fino ad un numero concordato tutti insieme (30, 40, 50 anche 100, anche di più) mentre gli altri partecipanti al gioco andavano a nascondersi. Una volta concluso di contare, chi "stava sotto" iniziava a cercare i compagni di gioco. Avvistatone uno doveva gridarne il nome (a volte anche toccarlo) e correre fulmineamente verso la "tana" insieme al giocatore appena scoperto. Il primo dei due che raggiungeva la "tana" doveva toccarla e gridare a squarciagola "tana!". Di conseguenza il meno veloce dei due doveva "stare sotto" a sua volta e riprendere la caccia ai giocatori nascosti. Chi riusciva a raggiungere la "tana" con successo poteva così gustarsi il resto del gioco da puro spettatore. L'obiettivo dei giocatori nascosti era di cercare di lasciare i rifugi senza essere visti o toccati e di raggiungere il punto di tana gridando "tana" per liberare sé stessi, oppure il favoloso "tana liberi tutti". Ogni mano si concludeva quando tutti i giocatori erano stati scoperti e ne restava uno "sotto", non necessariamente quello che era stato designato inizialmente con la conta. I nascondigli erano i più ingegnosi e inverosimili; dentro armadi o scatole, sotto i letti come i gatti, in soffitta o nei sottoscala, per strada dietro le portiere delle macchine aperte facendo 'sssshhhh' al conducente per non farsi rivelare. Proibito dallo spirito ma geniale era andare semplicemente via, a casa e tornare dopo un paio d'ore dicendo ''ma come non mi avete trovato, ero qui mi sono nascosto bene, vero?'' Esisteva anche un versione definita 'nascondino buietto' perché si faceva in casa in una stanza con le luci spente.

il gioco Palla avvelenata: Simile al nascondino, aveva un giocatore che "stava sotto" il quale doveva scagliare la palla verso gli altri concorrenti. Chi veniva colpito dalla palla passava sotto a sua volta, liberando l'avversario dal gioco. Anche qui, come nel nascondino, l'ultimo rimasto in gara "passava sotto" nella mano successiva.

le raccolte delle figurine: Le figurine erano allora un mondo vasto e variegato. C'erano raccolte pressoché di tutto; calciatori, figure storiche, miti del west e chi più ne ricorda più me ne segnali. Le più diffuse erano quelle dei calciatori delle Edizioni Panini di Modena, della serie 'Le grandi raccolte per la Gioventù, ma l'offerta era veramente enorme. Le figurine venivano vedute in bustine dalle edicole ed era normale che per incentivare l'avvio di una raccolta venissero distribuiti gratis fuori dalle scuole elementari, al momento dell'uscita, album e bustine. Inoltre le figurine dei calciatori si trovavano anche nel Kit-Kat, nel detersivo Suva, nella gomma da masticare Sarita Tyndaris al cioccolato e nei pennarelli Carosello. Con le figurine si avviarono due differenti attività: la prima di scambio delle figurine doppie al fine di completarne la raccolta, scandita dalla frase 'celo, celo, manca' e dal possesso di 'Valide, le Bisvalide, le Trisvalide'; la seconda di attività di gioco basate sulle figurine. I giochi più diffusi erano: Muretto, Chi ci va sopra, il nome più lungo, iniziali nome e cognome e scop del gioco era vincere, in modo più o meno corretto, le figurine dell'avversario. Ricordo che a volte, in poche ore, enormi mucchi di figurine cambiavano mano, rendendo poveri coloro che il giorno prima erano ricchissimi. La grande mania di quegli anni per la raccolta di figurine fece sì che numerosi prodotti lanciarono le loro autonome raccolte per incentivare la vendita del prodotto, come la coppetta gelato Coppa dei Campioni Motta che sotto il coperchio aveva delle figurine rotonde di cartoncino con i campioni dei mondiali tedeschi del 1974 e il giornale Epoca che pubblicò figurine rotonde dei mondiali del '66. Ricordiamo anche quelle contenute nelle cicche allo Yogurt Vedette's, oltre alle sensazionali Calciatori delle edizioni Mira annate 67-68 e 68-69. Tra le figurine annoveramo anche i non ortodossi Calciodollari', (anni 1972-73) dei biglietti simili a banconote, che si vendevano in edicola, in bustine tipo figurine. Sembra che costassero 200 lire a bustina, il taglio era da 1-5-10-20-50-100. E' chiaro che nella maggior parte dei casi trovavi la banconota da 1 o massimo 2 "calciodollari". Al raggiungimento di una certa quota/valore si potevano avere dei premi: con 50 calciodollari il premio era un portachiavi della squadra del cuore, con 200 un pallone di cuoio, con 1000 il completo da calcio della Juve oppure dell'Atalanta, o del Milan, eccetera. Tra le primissime figurine autoadesive (cioé che non bisognava incollarle con la colla!) ricordo la serie degli animali Flora e Fauna fustellati a forma dell'animale pubblicate dalla Edis.

Marklin i trenini Marklin: I numerosi bambini appassionati di trenini rivolgevano a queste marche la loro attenzione. Marklin era quella che avevo ereditato da mio nonno, completo di trenini, alimentatore, rotaie, anello di rotaia, piante e animali da guardare dai finestrini. IO costruivo le piste sul pavimento della mia cameretta e quando mia madre mi faceva smontare tutto per mettere in ordine mi veniva una rabbia!
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1 commenti:

setirotl ha detto...

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